mercoledì 6 ottobre 2021zona 7

Trasumanar

Peri Neri maker

artisti

G-5/7, collettivo Daylight, Sabrina Baruzzi, Michele Scaccaglia

a cura diCaterina Perinetti

INFO

via Digione, 7/9

dalle 19.00 alle 22.00 

sinossi

La messa in scena di costumi e simboli tribali è alla base di questo percorso fotografico e performativo in quattro tappe che rivela tutto il fascino etnico di mondi paralleli e remoti in cui l’essere umano, fragile e spietato, è colto nell’intimo tentativo di trovare risposte e comprendere il posto che occupa nell’universo.

descrizione

Trasumanare significato - Per "superare i limiti dell'umano" appare soltanto in Pd I 70. Trasumanar significar per verba / non si poria. In questo verbo, che " ispira tutto il canto I del Paradiso " (M. Pecoraro, in Lect. Scaligera III 48-49), sembrano compendiarsi l'eccezionalità della situazione che si presenta nel regno dei beati e la reazione che tale passaggio provoca nell'animo di Dante: infatti trasumanare è "passare dall'umanità a più alto grado, che non può essere se none Iddio" Trasumanar è un viaggio tra i simulacri dei timori e dei desideri che rincorrono l’uomo nella vita terrena, manifestazioni palpabili dell’eterno ritorno dell’uguale. La messa in scena di costumi e simboli tribali è alla base di questo percorso fotografico e performativo in quattro tappe, che rivela tutto il fascino etnico di mondi paralleli e remoti in cui l’essere umano, fragile e spietato, affetto e afflitto da un impellente senso di vulnerabilità, è colto nell’intimo tentativo di trovare risposte e di comprendere sé stesso, la sua essenza, il posto che occupa nell’universo. Dal suo errare attraverso tempi e latitudini trapela la costante ricerca di qualcosa in cui credere. Qualcosa che rimandi all’uomo stesso, che ne assuma le sembianze, anche se intimoriscono, anche quando confortano.

In Primigenie, il copricapo è un protagonista senza tempo. In Mongolia come in Siberia, afferma il ruolo dello sciamano all’interno della tribù e catalizza l’energia nel rituale di contatto con gli spiriti, evocati tramite le oscillazioni e i suoni dei sonagli incastonati tra i drappi. Le doti di questa figura di raccordo tra il mondo terreno e quello ancestrale non si discutono. Lo sciamano si prende la scena, si erge a totem vivente a cui gli altri membri della tribù si aggrappano con fede e dedizione. Lo dice la storia, tramandata di bocca in bocca. lo certifica l’esperienza. Lo corrobora la forza della condivisione.

Borders è dedicato ai nomadi che popolano le zone impervie ai bordi del pianeta. Terre di confine in cui la vita stessa si fa rito immediato e la sopravvivenza è un bisogno perentorio e mai sazio. Un’ode al divenire, dettata dalla necessità di un dialogo serrato con la natura impetuosa e brada, potenza indomabile e spesso imprevedibile. Una natura concreta e mistica, senza filtri, sorprendente e cinica, in cui il tempo della contemplazione è annichilito dall’urgenza del qui e ora. In questi luoghi scanditi da temperature impossibili, s’intensifica la lotta tra gli esseri viventi. L’uomo indossa pelli di altri animali, come ad annunciare l’inettitudine ad abitare quegli spazi, ma anche una straordinaria capacità di adattamento, frutto d’intelletto ed esperienza. L’uomo deve sapere, non credere. Per non essere inghiottito dalla trappola dell’infinito, deve avanzare con lo sguardo incollato alla linea dell’orizzonte, senza lasciarsi ingannare dall’impercettibile tremolio delle corde della propria anima.
 
Le Maschere funebri rappresentano l’involucro protettivo adagiato sul confine del mistero della morte, da sempre enigma affascinante che accomuna i popoli e trascende la ragione. L'ineluttabilità del trapasso trascina con sé un inevitabile momento d’incertezza e smarrimento, spesso esorcizzato nella storia dell’arte funeraria con elementi in oro, nel tentativo di rievocare la lucentezza degli dèi e donare eterno splendore a coloro che partono per l’aldilà. Nella civiltà micenea, l’istantanea del volto impressa sul metallo divino dona ai postumi una placida immagine di vita eterna e impedisce agli spiriti maligni di trapelare nel mondo dei vivi. L’incisore opera con coraggio e attenzione. Prende possesso della testa del defunto, terminale pregno di frequenze assopite e non ancora evanescenti, da maneggiare con estrema delicatezza. La maschera ci eleva e ci rimpiazza, ci assolve e ci tramanda, mitigando il presagio di esser tutti uguali: materia organica in lento deperimento.
 
Alien chiude il cerchio. Torniamo a casa e ci troviamo cambiati. Siamo noi, ma siamo diversi. Siamo altri e dell’altro abbiam paura. Gli alieni sono dèi concreti, tecnologicamente avanzati, fisiognomicamente umani. Incarnano l’idea del superuomo con la spavalda consapevolezza di apparire minacciosi e di avere a disposizione poteri irraggiungibili dall’essere umano, che si scopre afflitto da un incurabile senso d’inferiorità. È questo, in fin dei conti, il risultato indelebile dell’ossessione per il progresso scientifico, ineccepibile religione del nuovo millennio che non riesce però a scrollarsi di dosso i morbosi dubbi dell’era antropocentrica. Quale angoscia è più pressante? Non essere soli nell’universo, o essere soli con noi stessi? Con il mito degli alieni l’uomo, sempre sulle difensive e consapevole di aver solo tutto da perdere, accarezza per un attimo l’idea di perfezione.  
Peri Neri maker

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Mettere in scena l'indicibile

Aprendo le porte del proprio laboratorio, Caterina Perinetti, l'identità creativa che si cela dietro il progetto Peri Neri, invita il pubblico a compiere un viaggio. Fra le suggestioni di colori e materiali eterogenei che costellano lo studio, fanno capolino copricapi e accessori indossabili che rimandano a luoghi reconditi o anche solo immaginati dall'artista. Scenografa di formazione, Perinetti esplora il mondo attraverso le proprie creazioni, mossa da un'incessante sete di conoscenza alla ricerca di immagini ed emozioni che possano ispirarne la realizzazione.

Autore Deborah Maggiolo

Peri Neri maker