Un archivio di sé

di Dario Taverna

Nello spazio fa freddo

sabato 24 ottobre 2020

Zone: 2 - Stazione Centrale, Gorla, Turro, Greco, Crescenzago

Il lavoro di archiviazione poggia sulla necessità di una selezione e successiva sistematizzazione degli elementi raccolti. Ma cosa succede, se questa sistematizzazione è soggetta a fluttuazioni? Partendo da questa domanda la mostra allo studio Chippendale può forse offrire alcune chiavi di lettura in più. Anche attraverso la pratica dell’accumulo, la scelta del focus ricade su un elemento vivo (e vivibile) e tangibile: le case ad igloo che ancora oggi si trovano nel quartiere La Maggiolina, dove ha sede anche lo studio.

Il motore che spinge questo evento, come altri organizzati dallo studio, è di interesse didattico. Si tratta infatti del culmine di un ciclo di lezioni organizzate all’interno dello studio stesso, nel corso dei mesi passati. Strategie di lavoro collettivo e mappe concettuali vengono affiancate dall’assenza di un preciso indirizzo d’uso, rendendo il lavoro di ricerca più trasversale e meno facile da inquadrare. Questo dà però origine ad una ricchezza e multiformità che solo il rispetto delle singole individualità può garantire. Il pretesto iniziale si declina in forme e concetti filtrati dagli artisti coinvolti nell’iniziativa.

Coinvolgimento che travalica gli spazi della mostra: le opere esposte sono frutto di una vera e propria chiamata alle arti alla quale 72 artisti hanno risposto. Oggetti, foto, video, pubblicazioni trovano il proprio posto sulle pareti ed i tavoli dello studio, in alcuni casi all’interno di cartelle e contenitori che ne sottolineano l’aspetto documentalistico. Seguendo le mappe concettuali costruite a partire dalla riflessione sulle case igloo, le opere entrano consapevolmente in risonanza con le tematiche trattate, senza per questo perdere il loro carattere di unicità. Questo caotico archivio rimane aperto alla consultazione da parte dello spettatore, libero di sceglierne le chiavi ed i modi di lettura. Lo spazio fisico e mentale che questa operazione crea non è dunque più lo spazio freddo, virtuale, nel quale la distanza fisica aveva costretto negli scorsi mesi. È invece uno spazio caldo, partecipato, in cui ad un attento lavoro analitico individuale si affianca un progetto collaborativo di ampio respiro.