Suoni in decodifica

di Nicola Bacchetti

#TalkingToTheUniverse

giovedì 22 ottobre 2020

Zone: 8 - Fiera, Quartiere Gallaratese, Quarto Oggiaro

#TALKINGTOTHEUNIVERSE è un progetto del 2017, una cui declinazione è stata presentata presso lo studio di Helga Franza, a Milano, nella serata del 22 Ottobre 2020. 

In serata, perché l’installazione necessitava del tramonto del sole come condizione per la sua riuscita. Dalla strada era visibile una finestra opaca, la quale, tramite una apposita lampada, proiettava a intermittenza degli impulsi luminosi comunicandoci una frase accuratamente scelta dall’artista, codificata attraverso il codice Morse. Sulla serranda vicina un murales faceva da legenda per l’interpretazione. L’idea nasce in occasione della Conferenza Passeggiando a cura di Cose Cosmiche: gite fuoriporta dove vengono invitati soggetti provenienti da campi culturali differenti a parlare e proporre dibattiti su tematiche varie e approfondite, dalla fisica all’arte. È in questa occasione che l’artista, Sophie Usunier, ha l’intuizione di utilizzare il codice Morse come forma di linguaggio rivolto all’universo. L’artista è consapevole della nostra posizione nel cosmo e comincia a sentire l’esigenza di trasmettere tale consapevolezza, considerando nel particolare il nostro bisogno di comunicare e tessere legami non solo con gli altri essere viventi, bensì con l’universo stesso. Tale esigenza comunicativa trova soluzione all’interno del codice Morse, forma ante litteram di comunicazione digitale che si codifica attraverso l’uso del punto, della linea e dello spazio.

Dall’esposizione deriva un’interpretazione del codice Morse come un linguaggio la cui potenza risiede nella sonorità ritmica. La lingua e il contenuto vengono sostituiti dalla musica e dal suono, codificato senza passare dalla parola, inducendo i fruitori ad una traduzione e una decodifica che costituiscono il piacere stesso della fruizione del codice stesso. La preziosità di questa forma di linguaggio risiede così nella sua essenzialità, nel rendere scevro di valore il discorso custodito in esso, il quale, passando attraverso lo sguardo e la sonorità, subisce la sostituzione della primarietà del contenuto rispetto quella della forma.

Nello spazio, oltre l’installazione, avviene una performance di cui è autrice la stessa Sophie. Attraverso l’utilizzo di una conchiglia, l’artista, ricostruisce frasi attraverso un intervallo in codice che viene emulato musicalmente. Messaggi d’amore, parole di gioia e parole di coraggio. La performance continua con un’altra esibizione di codifica, questa volta attraverso la voce dell’artista e di alcuni ospiti, ricreando con brevi versi il punto, la linea e gli spazi del codice Morse. L’obiettivo prefissato dall’installazione e dalla performance dell’artista rimane pertanto quello di apprezzare una sonorità e un gioco di luci che prescindono il linguaggio per il suo contenuto. La preziosa volontà del non comunicare qualcosa obbligatoriamente ma di apprezzare il gioco sonoro che si va a costruire attraverso la modalità di linguaggio universale del codice Morse.