venerdì 23 ottobre 2020zona 9

Attesa ad un filo

Laboratorio VI.P.

artisti

Eleonora Gugliotta, Laura GuildA, Mahnaz Ekhtiary

a cura diMariarosaria Cavaliere, Federica D'Avanzo, Erika Gravante

INFO

via Luigi Federico Menabrea, 6

Dalle 11.00 alle 23.00

sinossi

Penelope “Attesa” ad un filo. La regina di Itaca rappresenta la riflessione su come l’attesa non debba necessariamente essere subita ma opportunamente scelta. 

descrizione

Attendere per molti è sinonimo di “Stasi”, opposto di evoluzione e dinamismo. Ma la mente umana si diverte a ingannare continuamente i sensi, alimentando convinzioni che vengono spazzate via da riflessioni estemporanee, talvolta assurde e improvvise che però danno vita ad un motore di contraddizioni che sembrano dare un senso a tutto ciò che fino ad allora ci appare così maledettamente ovvio. L’attesa, contrariamente a ciò che per molti rappresenta, è una transazione, un movimento immoto e da essa è sorto il bisogno umano di narrare. I più grandi libri del mondo sono il frutto di momenti di riflessione e allora perché non porre come principio di una nuova narrazione artistica proprio il concetto di staticità evolutiva. La mitologia greca è da sempre stata infinita fonte d’ispirazione per l’uomo ed è proprio da questa culla culturale che emerge la figura predominante di uno dei simboli rappresentativi del progetto: Penelope. La regina di Itaca rappresenta la riflessione su come l’attesa non debba necessariamente essere subita ma opportunamente scelta. Penelope “Attesa” ad un filo. Elementi come il filo, fanno da ornamento al metaforico collegamento con questo personaggio mitologico ed emblematico, come l’oggetto che aspetta il suo compimento.

L'attesa è il futuro che si presenta a mani vuote. Così afferma Michelangelo, che nelle fasi di creazione si abbandona all’attimo che antecede il compimento e l’affermazione di un qualcosa di non ancora compiuto.L’attesa genera aspettativa, riflessione e contrasto tra ciò che è e ciò che potrebbe diventare, proprio come un filo che continua a generare trame che possono creare unioni, nodi, vuoti, la fase di momentaneo oblio porta l’essere umano alla continua ricerca dell’affermazione di ciò che in realtà non si conosce. L’ associazione tra il concetto di attesa e il telaio di Penelope, la tessitura come atto intrinseco del concetto della parola, racchiude la dualità di elementi in contrasto tra loro: subire l’attesa o il compiacimento di essa.Nel saper aspettare è intrinseca la capacità di adeguarsi alla lentezza degli eventi. È nel piacere della calma che l'attesa si consuma nel più conveniente dei modi. Godere del torpore della prospettiva, saper attendere. Quanto tempo della nostra vita dunque impieghiamo sospesi nell'attesa? Praticamente l'intera esistenza. Dunque perché non considerare considerazione la piacevolezza del momento tra l'inizio e la fine di un qualcosa. Come Penelope che tesse la sua tela per ingannare il tempo e la lentezza del suo evolversi, generando poi una svolta quando la remissività iniziale non è altro che il preludio di un atteggiamento vincente in quanto ciò la porta all'affermazione del suo desiderio. Non più emblema del ruolo predominante della donna protettrice del focolare, quanto forza motrice di una nuova ed intima dinamica, l’Attesa. Iconograficamente, Penelope fila il tempo senza subirlo, insegna che l’attendere è saper attraversare l'ombra di ciò che deve ancora manifestarsi, è lei che si serve di questo momento di “stasi” come arma e garanzia per tornare alla ribalta.Attendere, ingannare, filare il tempo, il vuoto, intrappolare un momento, come la tessitura della rete del ragno che crea una traccia e memoria di una presenza effimera ma che comunque genera nella sua leggerezza, un radicale cambiamento.

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