È solo a frammenti isolati che qualcosa viene fuori

di Agnese Politi

Tacco & Punta

sabato 24 ottobre 2020

Zone: 2 - Stazione Centrale, Gorla, Turro, Greco, Crescenzago

StudioScalzo apre i cancelli del suo spazio sulla strada, invita, accoglie. Parla alla città, si rivolge al quartiere che lo ospita. Il pubblico di Walk-In Studio lo cerca in una via appartata, i passanti lo trovano sulla via verso casa. E’ qui che avviene l’incontro. È qui che si è chiamati all’interno, per condividere un momento, un incontro concreto e semplice. Lo spazio interno dello Studio presenta opere, riflessioni sparse, work-in-progress del collettivo di artisti che lo abita. Si respira l’essenza della condivisione di un unico spazio, degli scambi e delle stratificazioni delle ricerche artistiche che lì si incontrano. Tutto è in medias res: gli artisti hanno lasciato qui i loro lavori inediti, slegati e senza alcuna norma curatoriale che li narri. Sono accompagnati da taccuini, fanzine, bozzetti. È lo spettatore che sceglie come osservare, toccare, fare proprio il materiale. Tacco & Punta è il lavoro di tutti i giorni degli artisti di StudioScalzo, passo dopo passo. 

Accade anche la performance. È necessario esserci: tutto sembra suggerire questo. I FRUTTI PURI IMPAZZISCONO, azione artistica inscenata nel cortile dello Studio, ha alla base lo scritto di antropologia di James Clifford, da cui prende il nome, la teoria e l’intento. È nelle condizioni di sradicamento e instabilità, generate da un postmoderno sempre più plurale, interconnesso e disgregato, che si devono rintracciare le possibilità di una infinita ricomposizione, allontanare l’estremismo dell’etnocentrismo e ri-disegnare traiettorie comuni. La performance ferma il pubblico, permette di incontrarsi, di ricercare e “di mettere in dubbio ogni regime di autenticità” a sostegno della tesi che “l’identità, in senso etnografico, non possa essere che mista, relazionale e inventiva”. 

Siamo ancora in grado di riconoscere il nostro personale divenire in una storia plurale? Forse, è nei tentativi di ri-attualizzazione dei riti, delle tradizioni e delle memorie storiche che possiamo trovare piccoli strumenti critici del contemporaneo. Forse, è solo nelle stratificazioni, nelle contaminazioni, nei frammenti che possiamo rintracciare nuove poetiche, linguaggi e rimedi contro la decadenza.