Residenza aperta

di Laura Pfaiffer

VIR Open Studio

venerdì 23 ottobre 2020

Zone: 9 - Stazione Garibaldi, Niguarda

VIR, Viafarini-In-Residence, accoglie al suo interno trenta artisti di età, provenienze diverse e dalle ricerche eterogenee tra loro; tutti elementi che gettano le basi per un ambiente vivace, di confronto e scambio. Viafarini è una realtà che risale al 1991, e con il tempo è andata modificandosi. Nel 2008 è arrivata a maturazione la scelta di aprire gli spazi della sua sede storica (situata in Via Farini 35) a una residenza per artisti, artisti che negli anni hanno contribuito con la loro presenza anche a formare un corpus di materiali documentari. Si è andato così a costituire un vero e proprio archivio, ospitato dal 2017 all’interno dello spazio sito all’interno della Fabbrica del Vapore e in concessione dal Comune di Milano.

I due spazi hanno peculiarità diverse: mentre il primo è un vero e proprio studio condiviso all’interno della classica casa a ringhiera milanese, dalla facciata severa e dal suggestivo cortile interno; il secondo si inserisce nella stimolante realtà della Fabbrica del Vapore, la quale ospita al suo interno realtà diverse e con cui gli artisti in residenza possono confrontarsi. L’archivio qui conservato è stato denominato archivio relazionale, dato il suo essere in continuo divenire, arricchendosi di anno in anno del materiale prodotto dalle interazioni tra i partecipanti alla residenza. Inoltre, l’archivio si relaziona anche con l’esterno, ed è consultabile da chiunque ne faccia richiesta. Al suo interno si possono trovare, tra le altre cose, i portfolio degli artisti che hanno partecipato alle passate edizioni, la documentazione raccolta e riviste d’arte contemporanea. 

Durante la giornata, gli artisti si sono presentati a chi volesse fare loro visita con voglia di confrontarsi e condividere le loro ricerche, presentandole ognuno a seconda delle proprie inclinazioni. Visitando la sede di Via Farini 35 era possibile cogliere alcuni degli artisti nell’atto di continuare il proprio lavoro, oppure di essere testimoni dell’assenza, del lavoro lasciato in sospeso, mentre guanti, spatole e altri strumenti erano pronti ad essere utilizzati di nuovo. Altri hanno scelto di allestire la propria postazione, come anche gli artisti presenti negli spazi della Fabbrica del Vapore che hanno presentato le loro opere integrandole nell’archivio.